A volte, visitando Venezia, ci si può soffermare, ammirati e rapiti dai mascheroni che popolano i palazzi ed anche chiese di questa città.
Se nel medioevo cristiano il diavolo aveva un’operosità costante, ossessiva, fino a diventare un invisibile e torbido protagonista della vita umana, e le sue raffigurazioni servivano ad avvertire i fedeli che si muovevano nelle città, o frequentavano le chiese che il male era sempre e dovunque presente: raffigurato come uomo bestia, o sghignazzante, o con piccoli particolari inquietanti di facce umane normali contaminate da orecchie animali, barbe caprine, o bocche spalancate con fauci minacciasamente spalancate per divorare, nella Venezia barocca ecco che si ripercuote l’immagine gotica del demone, del demonio, della paura di cadere vittime della malia e dell’insidiosità della parte malefica insita dell’uomo.
Ecco che allora si possono trovare, a partire dalla seconda metà del cinquecento uno straordinario numero di mascheroni nelle chiavi di volta degli archi, diffusi in tutta la città.
La linea ad arco è animata dalla presenza di queste “maschere” dall’aspetto maestoso, sardonico e satanico.
Una vera fucina è Cà Pesaro con i suoi mascheroni a volte
quasi ingenui, a volte irridenti, o
impressionanti, che sono stati posti sulla facciata, all’ingresso, tutte opera del Barthel fino ad arrivare alla linea dell’acqua, per poi andare a carpire immagini inquietanti e demoniache all’ingresso al Campanile della Chiesa di San Bartolomio, e Palazzo Corner
della Regina .
Demoniaco e conosciutissimo è il mascherone a guardia dell’ingresso del Campanile di
S,Maria Formosa , e l’ingresso di un Palazzo, sempre a Santa Maria Formosa.
Ecco, visitare Venezia, camminare fra le sue calli o sostare per riposare un pò davanti a facciate di palazzi o chiese, si scopre uno straordinario mondo di significati, di immagini, di ricchezze artistiche che fanno capire quanto tempo e quanta curiosità ci voglia per scoprire i capolavori misteriosi di questa strordinaria città.