Dapprima definiti barcaioli quando la gondola divenne il mezzo di trasporto più usato dai ricchi e nobili veneziani, venne coniato il termine “gondolieri”. Ogni famiglia aristocratica aveva fra i suoi dipendenti il “gondoliere de casàda”, che era ben pagato e che comunque era stabilmente a disposizione in ogni ora del giorno e della notte . Si prendeva cura della
gondola, e conosceva segreti ed incontri di ogni componente della famiglia, comprese le relazioni ed i vizi ( gli incontri romantici avvenivano spesso sotto il “felze” chiuso, con soltanto un lumicino a rischiarare gli amanti clandestini e i giocatori incalliti).
Altri gondolieri invece si dedicavano al traghetto, trasportando da una riva all’altra del “Canalazzo” mercanti ed avventori, artigiani e lavoratori.
Barcaioli e gondolieri si ritrovavano sotto ua medesima organizzazione, chiamata “Fraglia dei barcaioli” (fratellanza dei barcaioli), che era suddivisa al suo interno da varie faglie di traghetto, ed i loro rappresentanti venivano chiamati “gastaldi “, i quali dovevano tenere i conti della fratellanza e presentarli alle autorità, oltre a far rispettare le regole stesse della fraglia.
La Mariegola (insieme di regole che guidavano le confraternite di tutti i mestieri) definiva ad esempio le disposizioni per il soccorso ai gondolieri poveri o malati, le varie tariffe sui trasporti, o le disposizioni in materia di ordine pubblico.
Le fraglie avevano anche il compito di affittare i “posti barca” ai gondolieri, e per questo dovevano pagare una piccola tassa allo Stato, chiamata “insensibile”, e contribuire alla manutenzione ed allo scavo dei canali; la categoria inoltre doveva garantire una sorta di “protezione civile”, ed alcuni dei suoi membri erano autorizzati a portare armi con licenza del Consiglio dei Dieci.
La corporazione dei gondolieri aveva come Scuola la chiesa di S. Silvestro, sotto la protezione di S. Giovanni Battista, luogo di riunione per discutere delle tariffe, delle assunzioni e della vita sociale della categoria, ed il mestiere generalmente era trasmesso di padre in figlio.
Mestiere unico ed i suoi protagonisti immortalati da grandi pittori in una realtà che era ed è unica al mondo: uno Stato che ha fatto partecipe della propria vita e della propria crescita ogni persona ed ogni categoria, creando una coscienza civile che non è sicuramente comune in qualsiasi altro Stato nel mondo. Fantastica Serenissima!
post molto interessante,ma una domanda.Da che fonte è stata presa la notizia secondo la quale i gondolieri venivano anticamente chiamati anche remeri?Mi sembra strano che due corporazioni con caratteristiche ben distinte venissero accomunate seppure in tempi passati.
grazie per l’attenzione
Manuele
mi risulta sbagliato dire :”Dapprima definiti barcaioli o remeri…”
Fino a “barcaroli” può andare ma i remèri, salvo prova contraria, sono sempre stati i cotruttori dei remi e non chi li usava grazie
Saverio Pastor
remèr
avete perfettamente ragione, mi scuso e anzi, penso di dedicare al più presto un post dedicato proprio ai remeri- Un caro saluto e grazie per seguirmi così. ciao, Piera
Fantastica Serenissima e’ quello che mi viene da pensare tutte le volte che scopro qualcosa di Venezia.non sono veneziana,non mi risulta che i miei antenati fossero veneziani. Qual ‘ e la magia che mi lega così visceralmente a questa citta’ ,alla sua storia,ai suoi pittori,alle sue calli…….non so pero’ …..e ‘ così .un saluto a Piera e un ulteriore “grazie”
Carissima Marina, già il tuo nome fa pensare al mare, e poi, chissà, venezia fa parte di noi, specialmente di noi donne che viviamo, come la mia meravigliosa città, momenti e sensazioni legati alle maree, alle lune…Venezia è una città femmina, meravigliosamente, orgogliosamente femmina..come le donne è languida, dolcemente posata sulla sua laguna, accompagnata da note meravigliosamente dolci, cadenzate…ma al momento giusto sa porre la propria volontà, il suo predominio…non violento ..ma deciso e accompagnato dal sorriso, dalla fresca malizia della donna libera, aperta, aperta al mondo e alle sue novità! Nessuna ipocrisia..ma la fermezza e la consapevolezza di essere persone valide, come la maggior parte di noi donne: credo sia questo il motivo per cui ti senti di amare questa città e di questa sotria..Un carissimo abbraccio, ciao, Piera